Christian Marinotti Edizioni - 2010

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Dolce la vita, nella città di Palermo di fine Settecento detta la Felicissima. Dolce soprattutto se protetti dalla nobiltà, come il medico letterato Giovanni Meli, stimato per il suo sapere, ammirato per i suoi poemi, idolatrato dalle più belle dame dell’alta società, cui dedica molti dei suoi versi. Un po’ meno dolce se ci si trova all’estremo opposto della scala sociale, come la giovane Rosalia, tanto bella di tratti e altera di modi da essere chiamata “la principessa” nell’infimo quartiere in cui vive. Due distinte esistenze, due diversi destini, che però per un breve tratto si incrociano. Perché Rosalia, spinta dal desiderio di affrancarsi dalla povertà che vive come una condanna, si rivolge ai servigi di una vecchia che ha fama di strega e Giovanni Meli verrà a sua volta coinvolto nella vicenda come medico. Al centro di tutto, un’acqua misteriosa, dotata di proprietà devastanti, e un certo numero di morti poco chiare, tutte di povera gente che non interesserebbero a nessuno se non fosse che, in seguito a una denuncia, la vecchia comincia a parlare, svelando segreti, rivendicando complicità. Basato su personaggi realmente esistiti e situazioni storicamente accertate, questo romanzo dipinge un intero mondo, quello di una società raffinata e di grande fascino, ma chiusa, basata sul bene di pochi, e tuttavia già percorsa da inquietudini sotterranee che preludono alla nascita di una nuova era.

Acqua tinta

romanzo

Acqua tinta

Il quadro degli avvenimenti storici realmente accaduti è presentato in modo talmente verosimile da rendere la ricostruzione romanzesca oltremodo vivida e avvincente. Lo stile narrativo, ricco e allo stesso tempo essenziale e preciso; una certa sobrietà espressiva che non indulge, o eccede, nella caratterizzazione di personaggi o di luoghi; la capacità e l’eleganza della rappresentazione favoriscono una lettura fluida, partecipata, coinvolgente.

Parte Prima
 
I

 

3 ottobre 1787. Mercoledì.

 

       Una corsa affannosa, a perdifiato, per i vicoli intorno a San Domenico.

      La povera vecchia arrancava tra monelli che giocavano e si mettevano tra i piedi, carrettini di frutta, donne con bimbi moccicosi in braccio, venditori di ogni genere di mercanzie, e dovunque fango, sporcizia, letame. Si rischiava l’osso del collo anche solo a passare in quel serpaio di strade tra la Conceria e la Vuccirìa Vecchia, tra San Domenico e la Loggia. La vecchia ansimava, chiedeva a chiunque incontrasse nella sua corsa se l’avevano visto… dov’era! Un breve respiro e, con la gola secca, rossa in viso e marcia di sudore, scappava altrove.

     Il calore toglieva il respiro in quei vicoli nonostante fosse già ottobre; e mentre i signori s’attardavano al fresco delle magnifiche ville fuori porta per evitare l’arsura dei palazzi cittadini, lì, in mezzo a quel pulviscolo d’umanità perduta, l’estate durava più a lungo, il calore sembrava non dovesse finire mai.

       «L’ho visto entrare là dentro» le aveva detto il vinaio nella piazzetta del Garraffello, indicando la porta di uno squallido pianterreno. E la vecchia via, subito, senza neanche ringraziare, corse a cacciare la testa in quel buco.

     In fondo al catòio, buio come una caverna, l’abate Giovanni Meli se ne stava a questionare con un tale che lo aveva chiamato per una visita. Ma tutta l’autorità medica e la santa pazienza di cui era capace non gli bastavano a convincerlo: «Ma cosa credete, che mi diverta a visitare gli ammalati? Come faccio a vedere cosa ha vostra moglie se non me la lasciate guar­dare?»

       Lei, una guercia brutta come la morte, magra che si conta­vano le ossa sotto la pelle secca, sdraiata su un fianco, si la­mentava stringendosi una mano dietro a una coscia. Ma lui, niente, non c’era potere di farlo ragionare.

      «Come ve lo devo dire, abate Meli? Guardare, niente!» s’incaponiva, «se volete ve lo spiego io, a parole, cos’ha mia moglie; ma farvela vedere, o peggio toccare, mai!»

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Il romanzo è stato pubblicato da Christian Marinotti Edizioni nel 2010 ed ha avuto diverse successive pubbliche presentazioni, sempre alla presenza dell'autore:

  • il 29 novembre 2010 nel Chiostro del Piccolo Teatro di Milano con gli interventi di Sergio Escobar, Livia Pomodoro e Alberto Sironi. Alcune pagine del romanzo sono state lette da Pia Lanciotti e Tommaso Minniti.

  • il 14 gennaio 2011 nell'Aula Magna dell'Università di Messina presentato da Girolamo Cotroneo, Antonino Ioli e Giuseppe Rando con la lettura di alcune pagine da parte di Giorgio Bongiovanni.

  • il 26 maggio 2011 nella Libreria Circolo Pickwick di Messina con Milena Romeo e Giuseppe Rando.

  • il 27 maggio 2011 nella Libreria Broadway di Palermo presentato da Piero Dorfles e Antonella Scandone con la lettura di alcuni brani del romanzo da parte di Giulia Valenti.